lunedì 17 giugno 2019
06.05.2012 - GIUSEPPE PICCHIANTI - ALICE BORUTTI

Ventimiglia: ieri sera l'incontro con Beppino Englaro

Nella vita accadono molti episodi, alcuni indelebili, altri che per la loro natura, tendono a scomparire dalla memoria di noi uomini, pochi istanti dopo che sono avvenuti... - in serata FOTOSERVIZIO sull'evento.

In una notte del 1990 un diciasettenne, Fabio, rimane coinvolto in un sinistro stradale molto grave; non morirà all'impatto, per un lungo periodo cadrà nel cosiddetto “coma profondo”, dove gli organi essenzialmente continuano a funzionare, ad esclusione del cervello. Questo episodio segnò particolarmente la vita e l'esistenza degli amici di Fabio; a diciassette anni, bisogna iniziare a prendere contatto anche con la drammaticità degli eventi e i “ganci” della vita. Tra gli amici, una ragazza in particolare, resta molto scossa dall'evento, ma, nonostante tutto, riesce ad essere razionale, a cercar di capire cosa avrebbe fatto, cosa avrebbe lasciato detto, qualora quella maledetta sorte avesse preso di mira anche lei. Questa ragazza si chiamava Eluana Englaro.

Così Beppino Englaro introduce la figura della propria figlia, sabato 6 maggio al Centro Culturale San Francesco di Ventimiglia Alta: molto energica, attaccata al desiderio di gridare al mondo che vivere non è una condanna e che morire non è altro che un passo della vita stessa. Eluana non aveva paura di morire, percepiva solamente il tabu della profanazione del corpo, segno tangibile di quanto vide un anno prima nelle conseguenze dell'incidente stradale del suo amico Fabio. Eluana era una persona energica e responsabile, voleva unicamente il rispetto di un diritto fondamentale di ogni essere umano, la libertà di disporre del proprio corpo secondo le proprie volontà e secondo le proprie aspettative. Eluana per vedere riconosciuto questo diritto, dovette attendere 17 lunghissimi anni, nel 2001 la Corte Suprema di Cassazione, a sezioni riunite, data l'importanza del contenuto della sentenza, dispone, probabilmente in un'ottica giusnaturalistica, che ogni individuo umano può autodisporre del proprio corpo, attraverso una decisione ponderata, tipica del soggetto capace di intendere e di volere, che richieda la tutela di diritti personalissimi e che questa decisione deve essere rispettata, anche se contro la vita stessa.

17 anni, nei quali Beppino Englaro ha dovuto combattere contro “formae mentis”, culture tipiche e ostruzionismi politici, affinchè le volontà di sua figlia fossero rispettate.

Lo scarto temporale tra l'incidente automobilistico di Fabio e quello di Eluana, è di un anno. Durante questo tempo, tantissime volte in casa Englaro, il dialogo e la discussione si accendevano, per cercare di capire le posizioni di ciascuno dei componenti, quella di Eluana era chiara: nessuno può disporre del proprio corpo, anche nel caso estremo di perdita della vita o ancor peggio nello stato di coma vegetativo. Difficile dare una definizione di cosa esso sia, però sappiamo che quando si entra in questo non ritorno, così lo etichetta la medicina, fa mutare la concezione di essere umano.

Senza dubbio, tutte le posizioni personali sul tema sono da rispettare: diversi, ritengono doveroso in primo luogo chiedersi se davvero una terapia medica possa essere considerata tale, quando modifica la struttura psicologica e sociale stessa di persona, ridimensionandola nei suoi aspetti totali o parziali o fino a farla diventare una – cosa -, in quanto il soggetto che si trova in tale quadro clinico non ha fenomeni di relazione o controrelazione con le altre persone: un tunnel, il sole, un altro tunnel ed un altro sole e poi solo un tunnel senza uscita, questo evento subisce il cervello quando avvengono incidenti gravi che portano al coma profondo. Il cervello non riesce più, ad esempio, a creare ed emettere gli stimoli della fame e della sete. Altre posizioni invece ritengono che nessuno possa dire che un tale quadro clinico pregiudichi in maniera estrema l'esistenza dell'uomo, la scienza infatti non poggia su certezze ma unicamente su dati di fatto, analizzandoli e talvolta doverli escluderli, perchè sono intervenuti nuovi fattori, come potrebbe essere un risveglio totale o parziale o un recupero minimo.

La grande lotta di Beppino Englaro è risultata importante su diversi aspetti: per l'evoluzione giurisprudenziale in tema di “fine vita” e per un maggiore dibattito all'interno della dottrina della bioetica. Englaro è  riuscito a trovare interlocutori in campo giuridico e medico, che creassero tutti quegli strumenti necessari affinchè la voce e le volontà di Eluana fossero rispettate. Dare una veste giuridica a temi e tecnologie innovative, come l'uso del sondino nasogastrico oppure l'obbligo da parte del medico di chiedere, sempre, il permesso ad intervenire, al di fuori dei casi di chiara e palese emergenza, su un soggetto che si ritrova in una situazione come quella di Eluana e allo stesso tempo offrire una stella polare a tutti coloro che gravitano intorno a questi tristi momenti della vita.

Non nasconde il proprio disappunto e la propria amarezza Beppino Englaro quando ripercorre i momenti che l'hanno portato ad occuparsi anche dei cavilli giuridici e alle conseguenze delle decisioni della Magistratura. Non è mancato il ricorso da parte dell'esecutivo di allora, in quanto lamentava una “invasione di campo” da parte della Magistratura. Sentenze “creative”, secondo molti, che permettevano il fine vita, senza una legge che fosse approvata dai due rami del Parlamento. La Corte Costituzionale si opponeva alla decisione, ritenendo il giudizio inamissibile, le competenze dei poteri giudiziario e legislativo erano rispettate. Allo stesso tempo Englaro ha dovuto combattere, come l'hanno fatto tutti coloro che hanno avuto uno spazio all'interno di questa vicenda, con il primato della coscienza personale e, nel caso specifico dei medici, anche con quello della scienza e della coscienza.

Oggi nella provincia di Imperia i casi simili a quelli di Eluana Englaro sono ventidue – afferma il Dott. Tubere, direttore delle Cure Palliative ed Hospice Asl 1 Imperiese - . L'esperienza insegna che anche in campo medico la freddezza nel curare tutti i singoli casi talvolta viene meno: i medici sono prima di tutto persone e su di esse pende una tagliente spada di Damocle, il fattore psicologico, attraverso la trasfigurazione di un proprio figlio nel paziente da curare.

Venendo ad oggi, molte associazioni propongono il cosidetto testamento biologico, un documento nel quale ogni soggetto può dichiarare le proprie volontà e le proprie disposizioni, in casi estremi, come lo stato di coma vegetativo. Ad oggi però questi documenti vengono raccolti in registri non ufficiali, in diversi comuni italiani. Manca una legge che istituisca il riconoscimento giuridico dei registri di testamento biologico. In Liguria sono sei i comuni, che hanno comunque aderito, Genova e subito dopo San Biagio della Cima. “È evidente il vuoto legislativo – spiega Maria Pia Urso, referente regionale della Associazione “LiberaUscita” -, la speranza è quella che in un futuro non così remoto, questi vulnus vengano riempiti da una legislazione per lo meno chiara e definitiva su questo tema così importante”.

La grande lezione di Beppino Englaro è quella di aver lottato perchè la voce di sua figlia, spenta all'improvviso in un incidente stradale, non cadesse nel vuoto e soprattutto perchè le sue volontà, le sue ragioni prevalessero prima di tutto nella tutela del proprio corpo, per come lei lo intendeva. Oggi il papà di Eluana racconta questa storia, non per imporre la propria lotta in casi simili o per creare un dogma intorno a questa vicenda, ma solamente per far capire che quando ci sono temi importanti come la vita e il corpo, gli spunti su cui riflettere sono molteplici e tutti importantissimi. 

 

Commenti

Orlando Botti il 06-05-12 20:40 ha scritto:
Grande serata democratica e grande uomo.

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