venerdì 7 agosto 2020
03.02.2012 - Donatella Lauria

Infiltrazioni mafiose: Ventimiglia entra nel.. carico dei 201

Sono 201 i comuni italiani che a partire dal 1991 sono stati commissariati per mafia, a cui vanno aggiunte quattro ASL infiltrate dal crimine organizzato. E da oggi con Ventimiglia 202.  Un carico di vergogna per l’intero paese, una macchia che infanga tutto l’arco istituzionale. La conta prende il via nel 1991, anno d’introduzione della legge. A farne le spese per primo fu Taurianova, in provincia di Reggio Calabria. In loco era in corso una sanguinosa guerra di mafia, e per arrestare una emorragia di cadaveri e intrallazzi, il parlamento prese questa iniziativa che da quel momento ha colpito giunte comunali di ogni colore. Ben 31 hanno subito l’onta anche più di una volta, come ad esempio la stessa Taurianova “risciolta” nel 2009. Una infamia che non ha privato alcuni sindaci costretti alle dimissioni per collusione mafiosa della spregiudicatezza di ricandidarsi, come tentò con successo Carlo Esposito, primo cittadino sponda PD di Crispano, in provincia di Napoli. Il suo comune venne sciolto per infiltrazione mafiosa nel 2005, ma passati cinque anni Esposito torna in sella, si candida nuovamente per il Partito Democratico e viene eletto.
La legge sugli scioglimenti è stata modificata nel 2009, e le correzioni apportate non convincono il pm di Napoli Raffaele Cantone: “L’istituto dello scioglimento, malgrado tutti i limiti rappresenta un valido strumento nella lotta alle mafie e nel contrasto alle infiltrazioni malavitose. La legge 94 si sta dimostrando peggiorativa rispetto al passato. La norma ha introdotto presupposti per lo scioglimento molto più rigidi e stringenti così si rischia di confinarla solo ad episodi eclatanti, perdendo in questo modo la natura preventiva della legge, la funzione di utile controllo per la quale era nata”. Inutile sottolineare come una maggiore rigidità dei termini condurrà ad un innalzamento dei ricorsi con speranza di successo al TAR.
Le motivazioni di scioglimento seguono un lungo elenco. Le più gettonate sono nell’ordine “legami di amministratori con mafiosi”, “irregolarità negli appalti”, “procedimenti penali contro amministratori”, “parentele di amministratori con mafiosi” e “abusivismo edilizio”.
La classifica per regioni è guidata dalla Campania con 76 scioglimenti, seguita a distanza da Sicilia e Calabria che si contendono il secondo gradino del podio a stretto giro. Nel confronto Centro Sud – Nord non c’è partita, ma sul settentrione grava una preoccupante inversione di tendenza, e pur contando solo tre comuni commissariati, annovera gli ultimi due in ordine di tempo.

E.B


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