lunedì 12 aprile 2021
02.03.2012 - redazione

Scomparsa del Prof. Petrognani, il ricordo di Giuseppe Picchianti

 

Scrivere non è mai semplice, diventa ancora più difficile farlo quando vuoi cercare di riportare con le parole un dolore che percepisci dentro di te. Sicuramente non sarà la migliore lettera di ricordo, però ritengo doveroso per la grande stima che ripongo in te, provare a far conoscere a quanti non hanno avuto il privilegio, la tua persona.

Chiunque di noi, nel corso dell’esistenza, prova una miriade di situazioni e di emozioni, che talvolta capitano solo una volta e, a lungo termine, capisci che quel momento ti è servito per crescere, magari prendendo sonori schiaffi, oppure per fermarsi un secondo e capire cosa il mondo ti chiede e cosa tu invece offri al mondo. Questo ingarbugliato pensiero si è scontrato, all’improvviso, un paio di anni addietro, con me, quando frequentavo il Liceo Classico di Ventimiglia e tu, Preside Gianni, dirigevi la scuola in maniera molto originale rispetto alla classica burocrazia italiana, alle tristi pagine delle circolari e ai noiosi, talvolta, scrutini di fine anno! Conosco il mondo della scuola sin da prima che ne diventassi “frequentatore abituale”, sono figlio di insegnante, cresciuto tra i registri, voti, verifiche da correggere e noiosissimi discorsi con i sindacalisti della scuola; quegli stessi noiosissimi discorsi, alcuni anni dopo, mi hanno dato la spinta e la voglia di continuarmi a interessare del mondo scolastico.

Una fredda mattina di gennaio di cinque anni fa, se ricordo bene, avevo deciso di abbandonare gli studi e la scuola, nulla girava come dicevo io, non trovavo nei risultati gli sforzi che compivo ogni giorno, vuoi anche il fattore adolescenza! Mia madre, in lacrime, una mattina, mi costrinse ad andare a parlare, insieme a lei, con il “dirigente scolastico”, tra me e me cercavo di immaginarmi già la “controparte”: un noioso docente mezzo burocrate che aveva trovato, per sua sfortuna, un ritaglio di tempo per ascoltare le lagne dell’ennesimo genitore preoccupato per il futuro del proprio figlio. Superato l’abituale cancello verde dell’Aprosio, vidi che il dirigente scolastico, era fuori dal proprio ufficio, che se la rideva con i suoi alunni, bevendosi un caffè. Ricordo ancora lo stupore di mia madre, anche lei probabilmente si era già immaginata una situazione simile alla mia; comunque sia, lei si avvicinò a te, Preside Gianni, raccontò cosa mi stava accadendo e la domanda che mi rivolgesti fu come una doccia fredda, ricordo ancora testuali parole: “Bene, hai deciso di fermarti, di cambiare scuola. In quale istituto andrai, dopo due anni di Ginnasio?” Ecco, quella domanda mi stava dando la possibilità di confermare quanto supponevo nella mia testa, in tema di ramanzine varie. Purtroppo, per me, giovane adolescente svogliato, dovetti ricredermi; ci raggiunse il mio Coordinatore di Classe, il Professore Claudio Alberti, anche nel suo volto notai lo stupore di quella mia scelta. Quello che mi fece cambiare idea non furono tanto le parole che tu e il Prof. Alberti mi rivolgeste, ma l’atteggiamento che portavate avanti: da amici. Non c’era il tono distaccato del professore e del dirigente, ma due persone che mi presero per mano e mi aiutarono, veramente molto. Quell’anno scolastico si concluse con due “rimandi”: chimica e greco. Uscirono i tabelloni, in quella calda giornata di giugno quando venni da te, forse per riprendermi la rivincita che non ero riuscito nell’impresa, ti mettesti a sorridere, invitandomi a seguire i corsi di recupero e rigettando la sfida su chi avesse ragione, a settembre. Vincesti tu, Preside Gianni.

Quando ho ricevuto questa bruttissima notizia, stamani, ero in Facoltà, non mi sono però messo a piangere, ma ho capito il tuo sorriso e il tuo approccio che rivolgevi ai tuoi studenti: a settembre di quell’anno superai i “rimandato”, migliorai molto conseguendo ottimi risultati, la Maturità Classica fu una sorta di ultimo atto di una splendida avventura anche grazie a te. Per me, Preside Gianni, tu sei stato anche Partigiano della scuola pubblica: hai lottato contro le manovre di chi voleva una scuola elitaria, non disponibile a chi non può permettersi il lusso di studiare, ci hai sostenuto quando anche noi studenti dicevamo con le nostre forze, no, alle manovre e ai tagli decisi dai piani alti di questo nostro paese, in nome del contenimento della spesa pubblica, cancellando così il diritto a diventare consapevoli del mondo, attraverso la cultura.

Oggi, Preside Gianni, ti immagino come il maestro Marco Tullio Sperelli, interpretato da Paolo Villaggio nel film “Io speriamo che me la cavo”, precisamente nella scena finale: dopo tante battaglie, dopo tantissime lotte per salvare la gioventù, affinché sia capace di criticare, con le proprie idee e con la propria testa, oggi sei tu su quel treno che ti porta via dai tuoi alunni, rileggendo quei temi, con le lacrime agli occhi e con la bellissima musica di sottofondo “What a wonderful world”, anche grazie a te, Preside Gianni!

Giuseppe Picchianti.

 


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