mercoledì 14 novembre 2018
22.03.2012 - Donatella Lauria

Lilt: Tè verde, per calmare l’anima e il cancro…

Proseguono gli appuntamenti con il dottor Battaglia, presidente provinciale Lilt che oggi ci parla del tè verde: una sostanza benefica anche contro il tumore.

Forse tutti non lo sanno. E’ impossibile parlare in modo adeguato di prevenzione antitumorale tramite l’alimentazione, senza considerare il tè verde. Lo spiega a Ponenteoggi il dottor Claudio Battaglia.

"Il tè è una bevanda completa, costituita da parecchie centinaia di molecole diverse che gli donano aroma, gusto e le proprietà astringenti così caratteristiche. Un terzo del peso delle foglie è rappresentato da una classe di polifenoli chiamati flavonoli, o più comunemente catechine; sono queste molecole le maggiori responsabili del potenziale antitumorale del tè verde.

Il contenuto di catechine di un tè verde  varia enormemente a seconda del luogo di coltivazione, del tipo di piante utizzate, della stagione di raccolta e dei processi di fabbricazione, per fare un esempio i tè verdi giapponesi contengono molte più catechine rispetto a quelli cinesi.

Vorrei inoltre ricordare che anche il tempo di infusione delle foglie è un fattore estremamente importante per il contenuto di polifenoli nella bevanda finale; un’infusione di meno di 5 minuti porta ad estrarre solo il 20% delle catechine che potrebbero essere presenti invece con un’infusione di 8-10 minuti.

Gli studi realizzati fino ad oggi attribuiscono un’azione benefica del tè verde soprattutto nei confronti dei tumori alla vescica e alla prostata, mentre sono ancora contraddittori quelli sul cancro al seno ed allo stomaco, ma una catechina ha dimostrato, in vitro, di essere in grado di inibire la crescita di molte cellule tumorali, tra cui quelle delle leucemie umane, del tumore al rene, al seno, alla pelle, alla bocca ed alla prostata e la stessa catechina possiede un potente effetto di inibizione dell’angiogenesi tumorale".

 D.: Ma finora abbiamo parlato di tè verde, e gli altri tipi di tè?

 B.: Nel mondo si devono 15.000 tazze di tè al secondo, ovvero 500 miliardi di tazze all’anno ed oggi il tè nero è il più diffuso, soprattutto in Occidente, dove rappresenta circa il 95% del tè consumato (nel mondo 78% nero e 20% verde).

Nonostante l’origine comune, la composizione chimica del tè verde e di quello nero è completamente diversa. Durante la fase di fermentazione utilizzata per la fabbricazione del tè nero, avvengono dei cambiamenti profondi nella natura chimica dei polifenoli, inizialmente presenti nelle foglie, i quali si ossidano portando alla formazione di pigmenti neri, le teaflavine. Questa trasformazione ha conseguenze estremamente gravi per quanto concerne la prevenzione del cancro, perché i polifenoli presenti nelle foglie di tè fresche possiedono proprietà antitumorali e la loro ossidazione finisce per eliminarne quasi del tutto il potenziale.

Teniamo presente che, quando il tè fu introdotto in Europa, verso il 1600 dai portoghesi, il tè era in maggior parte verde, poiché le tecniche di fermentazione necessarie a produrre il tè nero (detto rosso dai cinesi) erano appena comparse in Cina, durante la dinastia Ming (1368-1644), ma il tè verde durante i lunghi viaggi si alterava facilmente e la cosa finì, probabilmente per orientare il consumo verso il tè nero. Il tè verde rimase la scelta preferita per gli inglesi fino alla metà del XIX secolo, ma i cinesi, consci che l’aspetto del tè influiva sul mercato, ebbero la malaugurata idea di accentuare il colore delle foglie con alcuni composti chimici (probabilmente dei sali di rame) durante la fabbricazione, cosa che, una volta scoperta, provocò ovviamente uno scandalo e quindi l’abbandono definitivo del consumo di tè verde anche da parte degli inglesi, che ancora oggi non utilizzano questo tè, complice anche la colonizzazione dell’India con lo sviluppo della coltivazione del tè in tali proporzioni che il tè nero si impose come la fonte esclusiva di tè in Europa. I nordamericani, meno monoteisti degli inglesi, consumarono ancora entrambe le qualità fino agli anni trenta, ma con l’inizio della guerra contro la Cina ed il Giappone per il controllo della Manciuria nel 1931 le esportazioni di tè verde in America vennero tagliate e il suo consumo soppiantato da quello nero.

Il tè verde non è quindi così estraneo alla cultura occidentale come molti pensano ed è possibile che gli estimatori del tè desiderosi di cambiare le proprie abitudini saranno ancora gradevolmente sorpresi dal tè verde, grazie al suo aspetto invitante, al gusto inalterabile e al suo contenuto in caffeina quattro volte minore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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